Vetrata lionese del XIV secolo Museo di Cluny (Parigi)
Perché anche gli scacchi a scuola: alcune semplici motivazioni. Questa disciplina favorisce:
Le capacità di riflessione tanto analitica tanto sintetica, l'immaginazione e la
programmazione razionale di un progetto logico, il suo controllo nel corso dello sviluppo con la necessità di verificarlo e di modificarlo correttamente, confrontandolo con i mutamenti prodotti dall'analogo progetto logico dell'avversario.
Le capacità di concentrazione anche prolungata, di ponderare ogni decisione (nel gioco, la mossa è irrevocabile), di valutare combinativamente i differenti parametri che determinano la posizione sulla scacchiera in ogni momento della partita, e cioè: il tempo, lo spazio, il materiale.
La capacità di ricercare con calma, con determinazione, con fiducia nelle proprie risorse intellettive la soluzione delle difficoltà, vagliando rigorosamente numerose ipotesi razionali per scegliere la più valida, rifiutando risposte affrettate e superficiali: negli scacchi può giovare la fantasia disciplinata, ma non l'improvvisazione.
La capacità di dominare gli impulsi, di contenere l'espressione di pensiero o di sentimento, di non fare affidamento su fattori casuali o di fortuna: vale negli scacchi il motto "In me vis sortis nulla sed ingenium".
La crescita morale e la civiltà nei rapporti interpersonali. La partita a scacchi che pure rappresenta una figurazione simbolica della guerra, si svolge secondo un codice che ha sublimato la componente aggressiva, eliminandola persino dal linguaggio specifico del gioco; il confronto avviene in condizioni di equità, rimuove ogni ostacolo di disparità fisica (è, fra l'altro, di debole concetto latino l'opinione che gli scacchi siano poco congeniali alle donne), esige per regolamento la massima correttezza, educa alla lealtà nell'agonismo.
Una migliore comprensione delle valenze artistiche e culturali del gioco medesimo, della teoria,, degli stili e delle scuole, nel loro sviluppo storico in armonia con le civiltà delle varie epoche: "Dallo studio della scuola combinativa italiana dal XV al XVII secolo e dei suoi legami con la cultura prima del Rinascimento e poi del Barocco, si passa agli scacchi nell'età illuministica. Lo studio delle partite dei grandi maestri del XIX secolo porta a focalizzare, anche nel mondo scacchistico, le tematiche tipiche del Romanticismo. L'accento sugli aspetti scientifici del gioco di fine Ottocento, magistralmente sviluppati da Steinitz e dalla sua scuola, porta gli studenti nell'età del Positivismo scacchistico. L'analisi dello stile e delle opere di Lasker, Capablanca e Alekhine introduce gli scacchisti nel XX secolo ... ai lavori degli ipermoderni della scuola viennese ... e allo sviluppo della scuola scacchistica sovietica" (A.Rosino).